di Arturo De Vita

Nel luglio 2022, durante la crisi del governo Draghi, l’Italia e l’Algeria hanno siglato importanti accordi commerciali con il principale effetto di  accelerare la fornitura di gas al nostro paese e all’Europa tutta.

I buoni rapporti tra i due Stati trovano le proprie radici nel sostegno economico e diplomatico fornito dall’Italia durante la guerra di indipendenza del paese nordafricano. Ad oggi, i rapporti tra l’Algeria ed i paesi occidentali non possono essere considerati intensi e l’accordo siglato dall’Italia rappresenta l’opportunità per tutto l’Occidente di riprendere un cammino di sviluppo condiviso.

Nel corso dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) del 2 marzo 2022 l’Algeria si è astenuta dal votare la condanna dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, segnando una forte distanza dalle posizioni atlantiche. Il paese africano è fortemente legato a Mosca sul piano della difesa e a Pechino nell’ambito dei rapporti economici e commerciali.

L’Algeria, paese con il più grande budget per la difesa dell’intero continente africano, è un prezioso cliente per l’industria militare russa. Dopo l’India (25% delle esportazioni russe) e la Cina (16%), l’Algeria è il terzo maggior cliente di Mosca (14%). Con il 69% delle importazioni, la Russia è di gran lunga il principale fornitore dell’Algeria [1]. Quanto al gas, i rapporti tra Algeri e Mosca appaiono poco chiari: i due paesi sono concorrenti nel fornire energia alla zona Europa ma, al contempo, hanno intrapreso forme di collaborazione. Una tra tutte l’avvio da parte di Sonatrach, azienda energetica algerina, della joint-venture con Gazprom relativa al giacimento di gas di El Assel [2].

La Cina ha sempre avuto attenzione ai paesi nordafricani, non solo per l’elevata disponibilità di risorse naturali ma soprattutto come un mercato attraente per le aziende cinesi e come asset strategico, vista la posizione di ponte tra Africa e Europa. Algeri e Pechino sono partner storici. La Cina è stata il primo paese non arabo a riconoscere il governo provvisorio algerino nel 1958. Oggi è di gran lunga il primo esportatore in Algeria, con il 17,6% del mercato nel 2019 e con una crescita impressionante, se si considera che nel 2000 registrava solamente il 2,2% annuale [3].

Il recente incremento delle forniture di gas da parte dell’Algeria all’Europa rappresenta solo un primo passo di avvicinamento geopolitico dei paesi africani alle posizioni occidentali. Ciò non può bastare: l’obiettivo deve essere incrementare i rapporti commerciali bilaterali e i rapporti nel campo dell’industria della difesa, assecondando lo sviluppo, anche sociale, dei propri partner, in una prospettiva di rispetto reciproco e di tutela dei valori condivisi.

L’Italia è chiamata a recuperare una politica neoatlantica che combini la scelta europea, la scelta atlantica e quella mediterranea, combinando diversi elementi: la tentazione e l’ambizione di sviluppare un ruolo specifico dell’Italia nel Mediterraneo, dettato dalla geografia e dalla ricerca di uno status di potenza europea; la necessità di salvaguardare e proteggere gli interessi nazionali ed europei; la scelta atlantica che, in quanto stella polare e garanzia degli equilibri interni ed esterni, resta indiscutibile. Una politica di questo tipo passa dalla necessità dei paesi europei di relazionarsi con i partner strategici, quali l’Algeria, come unico interlocutore affidabile, senza cedere alla tentazione di entrare in competizione per inseguire interessi economici statali.

In questa direzione un primo passo è già stato compiuto: il vicepresidente della Commissione Europea Vestager ha incontrato il governo nigeriano ad Abuja nel mese di febbraio 2022, manifestando l’interesse europeo al finanziamento di una infrastruttura energetica africana [4]. A questo incontro è seguito il recente annuncio dello sviluppo del gasdotto trans-sahariano (Tsgp), in grado di far accedere al mercato europeo le risorse energetiche dell’Africa Occidentale attraverso una infrastruttura che partendo dalla Nigeria e passando dal Niger arriva in Algeria. Di lì il gas potrebbe essere pompato attraverso il gasdotto sottomarino Transmed fino all’Italia oppure essere caricato su navi cisterna per l’esportazione di gas naturale liquefatto [5].

E ancora, nel quadro del RePowerEu, con l’obiettivo di sollecitare una transizione energetica verde, l’Unione Europea ha predisposto un piano al fine di importare idrogeno dal Nord Africa, incrementando la produzione di energia verde in Algeria, Egitto e Marocco [6].

Il gas, il petrolio e, in prospettiva, l’idrogeno sono risorse politiche per eccellenza. Devono essere utilizzate al servizio di una buona politica, puntando al mantenimento della pace e al benessere. Sia di quei paesi che, grazie alla natura, ne sono i proprietari, sia di quelli che ne fanno uso per poter accedere anch’essi all’opportunità di uno sviluppo economico davvero sostenibile.

 

[1] Fonte SIPRI Database

[2] «Algeria’s Sonatrach says project with Gazprom to start production in 2025», in Reuters, 2 febbraio 2022

[3] «China – Algeria», in OEC Database: https://oec.world/en/profile/bilateral-country/chn/partner/dza.

[4] Gas, Vestager al vaglio più forniture da Nigeria a UE, in Ansa: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2022/02/14/gas-vestager-al-vaglio-piu-forniture-da-nigeria-a-ue_4dfb9f8b-8b5c-4c83-a922-0531d97370ca.html

[5] Nigeria annuncia nuovo gasdotto con l’Algeria per l’Europa, in Ansa https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2022/09/07/nigeria-annuncia-nuovo-gasdotto-con-lalgeria-per-leuropa_d96ae9fc-e947-4c68-94db-48d53efc9b8c.html

[6] EU plans import  hydrogen from north Africa, in Corporate Europe: https://corporateeurope.org/en/2022/05/eu-plans-import-hydrogen-north-africa