Vaccinazione: tra etica e diritto

di Fabrizio Urbani Neri

 

Nel clima odierno, caratterizzato, da un lato, dalla paura dal contagio del coronavirus e, dall’altro, da un clima di diffusa diffidenza sull’efficacia della vaccinazione, sembra quasi di risentire l’eco della frase attribuita a Edward Jenner, medico britannico, noto per l’introduzione del vaccino contro il vaiolo e considerato il padre della vaccinazione moderna: «Non sono sorpreso che la gente non mi creda, ma mi meraviglio che gli uomini non siano grati a Dio che mi ha reso strumento per trasmettere questo bene ai miei fratelli[1]».

 

In effetti, la quotidiana lotta contro l’infezione da Covid 19 registra segnali preoccupanti, dall’allarme e alla successiva sfiducia sulla sicurezza di un vaccino, all’aumento, purtroppo, di casi di cluster ospedalieri causati da operatori sanitari non vaccinati, che infettano pazienti in degenza presso la struttura.

 

Il principio dell’azione della vaccinazione risiede in meccanismi fisiologici che sfruttano il concetto di memoria immunologica. La scoperta della vaccinazione e l’affinamento della tecnica scientifica hanno portato l’umanità a risultati insperati, come la completa eliminazione di alcune malattie prima esistenti: nel 1977 è scomparso il vaiolo e, dal 2002, il continente europeo è privo della poliomielite.

 

Ma i dubbi ancora oggi persistono: mi devo vaccinare? Posso scegliere il vaccino? Alcuni lavoratori dovrebbero essere costretti a vaccinarsi? È giusto dare la precedenza ad alcune persone su altre?

 

Possiamo tracciare alcuni spunti di riflessione, partendo dai primi tre quesiti.

 

La Costituzione promuove un processo di responsabilizzazione sociale, ossia meta-individuale dell’esercizio del diritto alla salute (art. 2 e 32 Cost).

Lungo quest’ottica, potrebbe persino apparire legittima una somministrazione obbligatoria del vaccino (si pensi, per esempio, alle vaccinazioni scolastiche obbligatorie previste dalla legge n. 119/2017).

Tuttavia, la vaccinazione anti-Covid appare del tutto “eccentrica” rispetto alle comuni e conosciute vaccinazioni, trattandosi della più grande vaccinazione di massa mai proposta nel corso della storia della medicina. Una vaccinazione che viene, peraltro, realizzata nel pieno di una pandemia, e quindi caratterizzata dallo studio di dati scientifici in continua evoluzione che impongono anche un onere di aggiornamento costante dei risultati, tanto a monte, da parte della comunità scientifica internazionale, quanto a valle, da parte del singolo cittadino che intenda sottoporsi alla misura sanitaria protettiva.

 

Ancorché la libertà di scelta non sia praticabile in via di fatto a causa della non attuale elevata quantità di dosi presenti in Italia, andrà garantito, una vota a regime la diffusione dei vaccini, il libero consenso alla misura sanitaria attraverso un processo di responsabilizzazione del cittadino, in modo da permettere una sempre maggior consapevole autodeterminazione individuale nelle scelte di cura, secondo il principio del consenso informato.

 

La vaccinazione anti Covid è una scelta che appartiene più alla sfera dell’etica che non del diritto, in quanto l’atto di vaccinarsi è la conseguenza di una scelta personale, che dà valore alla persona.

Secondo il pensiero personalista, la centralità della tutela della persona attrae e muove il soggetto a compiere un’azione morale, che si snoda lungo le quattro direttrici indicate da Mounier: è efficace, perché modifica la realtà esterna; è formativa, perché manifesta l’autenticità di chi agisce; è profetica, perché realizza un valore come testimonianza di un mondo a venire; è fraterna, perché è un’offerta di vita alla comunità di appartenenza.

 

D’altro canto, venendo al quarto quesito, una mal sopita psicosi da contagio induce non pochi a correre a vaccinarsi il prima possibile con inevitabili, quanto disdicevoli salti di fila. La questione, in questo caso, è sia nel campo del diritto che in quello etico. Tocca innanzitutto all’Autorità pubblica dettare e far rispettare le regole.

Al riguardo, il piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da Sars-Covid2 ha trovato recente attuazione con il “Piano Vaccinale AntiCovid” del 13 marzo 2021, elaborato dal Commissario Straordinario per l’Emergenza.

 

Questo prevede, ad esempio, l’ampliamento della platea dei vaccinatori, ricorrendo anche ai medici specializzandi, nonché ai medici competenti dei siti produttivi, utilizzando anche le strutture delle associazioni e spazi messi a disposizione dalla CEI.

 

Da ricordare anche le Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19 del 10 marzo 2021 del Ministero della Salute, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo 2021, con le quali sono state aggiornate le categorie di popolazione da vaccinare e le priorità.

 

Sono, così, distinte 6 categorie: innanzitutto i soggetti “estremamente vulnerabili” per particolari patologie, indipendentemente dall’età. Seguono le persone tra 75 e 79 anni; tra 70 e 74 anni; persone con particolare rischio clinico dai 16 ai 69 anni; persone tra 55 e 69 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico; persone tra 18 e 54 anni senza aumentato rischio clinico. Alle prime cinque categorie andranno i vaccini a mRna, alla sesta quello AstraZeneca. L’ordine di vaccinazione prevede anche alcune categorie prioritarie, quali medici, insegnanti e forze di polizia e sarà soggetto a periodica revisione.

 

In sintesi, la vaccinazione anti Covid è un percorso che impegna l’etica e il diritto: se una persona preferisse all’attualità, in una situazione di scarsità di risorse, un vaccino piuttosto che un altro, oppure se si dovesse semplicemente “vaccinare chi passa”, si finirebbe col vanificare il sistema di programmazione di somministrazione del vaccino, con il quale si cerca di bilanciare le due dimensioni – individuale e comune – del diritto alla salute.

 

Quindi, da questo punto di vista, le scelte dei decisori appaiono conformi all’articolo 32 della Costituzione, che assicura la salute sia come bene individuale, sia come bene comune.

 

D’altro canto, spetta a noi tutti rispettare e far rispettare le regole di condotta date, in modo da garantire che la vaccinazione, e con essa la liberazione da questo dramma personale e collettivo, possa raggiungere tutti, me e le fellow-creatures per le quali la scienza, al tempo della scoperta di questo dono, non esitò a ringraziare Dio.

 

 

 

[1] Lett. «I am not surprised that men are not thankful to me; but I wonder that they are not grateful to God for the good which he has made me the instrument of conveying to my fellow-creatures».