Climate change: bilancio del 2020 e prospettive future

di Alessandra Luna Navarro

 

Il 2020 è stato un anno difficile per l’avvento della pandemia e la conseguente crisi economica. Ma c’è un’altra curva mortale da abbattere accanto a quella dei contagi: la curva delle emissioni.

 

Facciamo un bilancio della situazione. Il 2020 è stato un anno tra i più caldi di sempre, con temperature record persino in Siberia. Gli eventi climatici estremi, la perdita della biodiversità, l’inquinamento degli oceani e il riscaldamento globale aumentano sempre di più. A dicembre, l’UN Climate Ambition Summit non ha mostrato grande ottimismo. Sono passati infatti cinque anni dall’accordo di Parigi, quando 196 “Parties” avevano deciso insieme di contenere l’innalzamento delle temperature a 1.5 °C. Il prossimo UN Climate Change Conference of the Parties (COP26) si terrà a Glasgow nel 2021. Le ultime previsioni dell’International Panel for Climate Change ci dicono che occorre ridurre a zero il totale delle emissioni entro il 2050 per mantenere la promessa fatta a Parigi, ma ad un tasso più veloce di quello attuale.

 

La quantità di emissioni che possiamo ancora permetterci, senza creare un danno irreversibile sugli ecosistemi e le nostre vite, è ormai limitata.  La verità è che le emissioni in Europa sono scese, ma non abbastanza, mentre nel mondo continuano a salire. Se continuiamo ad emettere come stiamo facendo e a vivere con le stesse policies, l’aumento delle temperature toccherà addirittura i 3 °C, ci segnalano i dati del Climate Action Tracker. Una differenza di 1.5 °C può sembrare piccola, ma quando si applica all’intero pianeta, dagli abissi marini al cielo, è una quantità di calore molto più grande che avrà effetti irreversibili.

 

Prima del COP26, ritrovare la fiducia sarà fondamentale per non fermarsi alle sconfitte. Facciamo allora un bilancio del 2020, soprattutto dei segnali positivi che sono avvenuti, per capire poi quanto fare nel 2021. Il primo segnale positivo è stato la tendenza a consumare meno carbone come fonte di energia primaria. Il suo uso rispetto ad altre risorse energetiche è diminuito negli ultimi dieci anni, ma quasi il 30% dell’energia nel mondo viene ancora dal carbone. La sfida qui si giocherà soprattutto in Asia, dove il consumo di carbone è ancora alto. In secondo luogo, il 2020 ha visto l’avvento di nuove tecnologie efficienti, a basse emissioni (cosiddette low-carbon), mentre gli impianti a fonti rinnovabili sono diventati più efficaci ed economicamente sostenibili. L’uso di energie rinnovabili è cresciuto di quasi il 10% nel 2020.

 

In terzo luogo, anche la politica ha dato segnali positivi. A marzo, l’Unione Europea ha proposto la prima legge europea sul clima, a seguito del EU Green Deal, per arrivare a zero emissioni nette entro il 2050 e abbassarle del 55% entro il 2030. La vittoria di Joe Biden ha riportato gli Stati Uniti al centro del dibattito climatico. Il presidente eletto ha promesso di tagliare infatti a “net zero” le emissioni entro il 2050 e ha posizionato John Kerry come delegato per il cambiamento climatico dentro il National Security Council.

 

Anche Sud Africa, Canada, Cina, Giappone e Corea del Sud hanno promesso nuove misure per contenere le emissioni. Dopo aver iniziato la costruzione di nuovi impianti a carbone nel mese di marzo, per velocizzare la ripresa economica, la Cina di Xi Jinping ha dichiarato che raggiungerà zero emissioni nette entro il 2060. Se le promesse fatte verranno mantenute, il 70% delle economie globali, al momento responsabili del 65% delle emissioni, avrà promesso di diventare “net-zero emissions”. Dato che il nostro carbon budget è quasi finito, questo scenario “ottimistico” significherà che avremo ancora una chance di mantenere l’innalzamento delle temperature intorno ai 2 °C.

 

Infine, la pandemia di Covid 19 ha aperto la strada al cambiamento. Non tanto per l’abbassamento delle emissioni, che c’è stato anche se in misura ridotta in confronto ai relativi sforzi economici e sociali, ma perché ha minato una stabilità economica apparente, basata su presupposti fragili e fonte di disuguaglianze. La speranza del cambiamento, di riforme, di nuovi investimenti sotto il motto di “build back better” si è così riaccesa.

 

Nella grande sfida al cambiamento climatico non premiano gli sprint, gli scatti all’ultimo secondo, ma la costanza, la lungimiranza. È una prova di resistenza perché sono le emissioni cumulative in periodi lunghi che occorre abbassare. Senza poi dimenticare il grande rischio di Rebound, che corriamo se le policies per il rilancio dopo la pandemia non saranno attente. Le policies della “ricostruzione” dovranno creare nuovo lavoro ma in linea con le politiche in difesa del pianeta.

 

Il cambiamento è avvenuto anche dentro di noi, mettendo in discussione ciò che non era indispensabile. Abbiamo scoperto che il rumore del traffico intorno alle nostre case non è la normalità, che spesso ci si può spostare in bici o a piedi, mentre alcuni viaggi di lavoro possono evitarsi. La biodiversità intorno alle nostre città è stata per molti l’oasi dove rigenerarsi dopo i lockdown. Abbiamo però soprattutto capito l’urgenza dell’emergenza climatica. Questo aiuterà le nostre comunità a lavorare insieme ai tanti giovani che si stanno già impegnando in prima linea.

 

Il 2020 ci ha quindi soprattutto preparati a cambiare rotta. Non con i buoni propositi, ma con uno sguardo nuovo verso l’ambiente, il creato e i nostri consumi. Una trasformazione radicale degli ideali prima e poi delle azioni quotidiane. Per il Climate Change non esiste un vaccino, e la giusta policy, informata e corroborata dai dati, sarà fondamentale. Facile a dirsi ma non a farsi. “Carbon offset”, “Carbon pricing”, nuovi obiettivi di efficienza energetica e uso di fonti rinnovabili entreranno nel dibattito, ma dobbiamo soprattutto iniziare a pensare insieme per trovare una soluzione comune.

 

Saranno le policy a breve termine a decidere se ce la faremo o no, perché sono soprattutto le sfide che ci poniamo entro il 2030 e il 2050 a fare la differenza. Investire nella Ricerca aiuterà a creare nuovi lavori sostenibili. Solo il 4% degli investimenti globali viene speso in ricerca e sviluppo per il Climate Change. Programmi a lungo termine come l’EU Horizon 2020 saranno fondamentali e gli Stati Uniti di Biden stanno ora stanziando fondi per programmi simili.

 

Alla fine di ogni anno si guarda sempre indietro ma si guarda soprattutto avanti con speranza. I buoni propositi, abbiamo visto, non sono sufficienti. Dobbiamo iniziare a credere che un nuovo inizio sia possibile, dove vivere un’ecologia integrale, come auspicato da Papa Francesco. Chiudiamo allora il 2020 con la speranza che il 2021 porti la volontà di trovare insieme una soluzione all’emergenza climatica, a mantenere le promesse fatte per le nuove generazioni e ritrovare una rinnovata forza per prendersi cura della nostra casa comune.

 

 

 

Bibliografia:

Siberian heatwave of 2020 almost impossible without climate change, in World Weather Attribuition, 15 luglio 2020

I. Russo, The climate crisis: we are not reducing emissions fast enough, in Arbury Road, 15 ottobre 2020

THE INTERGOVERNMENTAL PANEL ON CLIMATE CHANGE, Special Report: Global Warming of 1.5 ºC,

EU SCIENCE HUB, Fossil CO2 emissions of all world countries – 2020 Report

CLIMATE ACTION TRACKER, Global update: Paris Agreement Turning Point, 1 dicembre 2020

GLOBAL CLIMATE CHANGE NASA, The Effects of Climate Change

INTERNATIONAL ENERGY AGENCY (IEA), Electricity Market Report – December 2020

Il testo della Legge europea sul clima: https://ec.europa.eu/clima/policies/eu-climate-action/law_it

N. Kachaner, J. Nielsen, A. Portafaix, F. Rodzko, The Pandemic Is Heightening Environmental Awareness, in Boston Consulting Group, 14 luglio 2020

Innovation is an essential part of dealing with climate change, in The Economist, 31 ottobre 2020

F. Occhetta, Scegliere un nuovo inizio, in comunitadiconnessioni.org, 12 dicembre 2020

Papa Francesco, Laudato Si