I nostri incontri

30 novembre 2019

La centralità delle famiglie: investire per ripartire

L’undicesima edizione della scuola Connessioni-pensare politicamente è iniziata sabato 30 novembre 2019. La sfida di quest’anno, come è ben espresso dal titolo Fare politica: un servizio al popolo. Volti, competenze, metodo, è quella di tornare a mettere al centro della formazione il servizio e lo studio per i giovani che si stanno interessano alla cosa pubblica, attraverso dei volti che testimonino in modo luminoso che, quando queste due componenti sono unite, si riescono a generare frutti per tutti.

È una visione generativa che può «salvare la storia», che può riconsegnare alla politica una dimensione temporale e non solo spaziale. È con questa consapevolezza che il ministro racconta della legge di bilancio: occorre decidere che processo mettere in atto e con quali risorse, perché «è chiaro che si fa coi numeri, ma dietro ai numeri si racconta chi siamo». Da questa consapevolezza è nato il Family Act: «Dentro questa locuzione ci sono due parole importanti l’act, che il tema dell’azione. La progettualità vuole essere quell’azione di cui noi dobbiamo essere portatori e che ci permetterà di “salvare la storia”. Ma anche family, perché parliamo della centralità delle famiglie, ovvero alle comunità di vita delle persone.». Il Family Act vuole rendere le famiglie più protagoniste, più eque e più ricche e nel momento in cui questo “più” diventa umano, cioè fatto di relazioni, accade il miracolo: dalla somma si passa alla moltiplicazione.

 

Ci sono tre parole che attraversano questo progetto: concretezza, universalità e libertà.

 

La concretezza è la capacità di mettere insieme, di connettere le diversità, le specificità e le individualità di ciascuno in una dimensione di relazione che diventa moltiplicativa. La concretezza sa mettere assieme le persone diverse, sa ricongiungere in uno ciò che all’apparenza era diviso. In una famiglia si incontrano diversità, e la sfida è armonizzare, per esempio, vita e lavoro, per creare dei concreti, delle persone integrali.

 

Dalla necessità di concretezza che è costitutiva nel mettere insieme le esigenze di tutti e di ciascuno, si deve passare a poter permettere a tutte queste vite di assumere una dimensione di universalità, che non vuol dire che tutto è uguale. Ma, come dice il ministro, «è solo dal riconoscimento della diversità di ciascuno di noi, della ricchezza e del valore inestimabile che ognuno ha che possiamo ambire a costruire l’universalità.». La centralità della persona passa anche dal riconoscere che ognuno di noi è un valore per tutti, ogni vita e ogni bambino, senza relativizzarlo e ridurlo al luogo di nascita. È questa la ratio dell’assegno universale: affermare che tutti i nati nel 2020 sono un bene per la collettività, affermare che le politiche per le famiglie non sono scelte di assistenzialismo, ma affermare una condivisione dei diritti (e delle responsabilità) verso il bene pubblico.

 

L’ultima parola, la libertà — che viene dalla Costituzione — è quella che si colloca in una dimensione di rapporto con l’altro, e quindi diventa responsabilità. Nell’Articolo 4 si dice che ciascuno di noi ha il dovere di concorrere al bene materiale e spirituale della società, cioè che esiste una libertà che in natura si può compiere se attiva delle responsabilità. Ma questo può accadere solo con l’educazione, che rende la società in grado di aprire percorsi nuovi, inediti e inaspettati.

Questa è una sfida bella e grande, che ci chiede di essere insieme per poterla vivere. La politica, conclude il ministro, deve connetterci, deve permettere la condivisione tra generazioni e storie diverse.

di Gianluca Porta

1  febbraio 2020

Politica e cultura: un legame da custodire

Il secondo appuntamento di Connessioni, con a tema il rapporto tra politica e cultura, si è tenuto in data 1° febbraio e ha visto come ospite il Ministro per i beni e le attività culturali e il turismo Dario Franceschini.

 

Nel corso della sua lezione, il Ministro, ha sottolineato l’importanza della cultura e delle politiche culturali per il nostro Paese e per l’Europa intera. Essa rappresenta un elemento fondamentale per la società, nella tessitura di relazioni e di conoscenza, nonché per l’economia di una nazione come l’Italia, che ha la fortuna di possedere un patrimonio culturale che non ha eguali nel mondo.

Citando le parole del Ministro, dobbiamo “cercare di avvicinare al valore dell’approfondimento culturale e far capire l’esclusività in cui viviamo, che tante volte viene trascurata. L’Italia è un museo diffuso. Si respira bellezza, si vive bellezza”.

Tuttavia, per far sì che questa bellezza sia preservata, e continuamente rinnovata, è importante, oltre che il sostegno economico, investire in ciò che è contemporaneo e nel dialogo tra la creatività e il digitale. Quest’ultimo, in particolare, può diventare una grande fonte di rilancio delle bellezze del nostro Paese, sia da un punto di vista comunicativo che da un punto di vista direttamente artistico.

Il Ministro ha inoltre speso parole molto importanti sulla centralità della cultura per la crescita e lo sviluppo della società, dicendo che “investire in cultura è la prima opera progressista: aiuta a ricostruire il tessuto sociale, ad abbassare il divario culturale ed economico al suo interno e a creare sensibilità e valori comuni”. Ancora una volta non è possibile immaginare una società che funzioni secondo giustizia senza che dietro non ci sia una coscienza culturale viva e dinamica, in grado di nutrire costantemente i cittadini, le istituzioni e le comunità.

 

Questo ragionamento è ancor più vero e necessario per l’Europa e il suo destino. Non possiamo dimenticare come essa sia, ancor prima che una comunità economica e politica, il frutto di una svolta culturale, segnata dal dolore delle due guerre mondiali e dal coraggio di chi ha voluto mutualmente offrire la propria storia e i propri valori costruendo una casa comune per la difesa e la costruzione del futuro, memori del tragico passato. La preservazione e il contagio tra le culture europee è l’unico modo per far nascere un popolo europeo che si riconosca tale.

di Tommaso Galeotto