Di Marco Fornasiero e Alessandra Luna Navarro

 

Il conflitto tra Ucraina e Russia ha evidenziato elementi di nature diversi, che coinvolgono politica estera, difesa e sicurezza energetica. Come ha affermato recentemente il Presidente del Consiglio Mario Draghi, il fattore che ha più colpito è stata però la pronta risposta di unità in ognuna di queste tre dimensioni, «inizialmente si pensava che avremmo preso posizioni diverse invece nel corso dei mesi non abbiamo fatto altro che diventare sempre più uniti». Un’unità che ha oltrepassato i confini europei e ha dimostrato che la cooperazione internazionale in materia di difesa e di sicurezza può e deve essere una risposta.

Per quanto riguarda la sicurezza energetica, l’attuale crisi Russia-Ucraina sta evidenziando quanto l’approvvigionamento di energia fossile sia ancora cruciale per la sopravvivenza nazionale e regionale, nonostante le policy per la transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico stiano lentamente cambiando le regole del gioco. Una situazione che rischia di persistere, anche se in maniera decrescente, almeno per i prossimi 30 anni. L’interdipendenza tra la sicurezza del gas e quella dell’elettricità non scomparirà presto, soprattutto in economie – come l’Europa – che hanno forti variazioni stagionali della domanda.

Per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico di una nazione ci sono tre strade: i contratti blindati tra fornitore e consumatore, l’accumulo di riserve strategiche e la diversificazione delle forniture di energia primaria tra più players e tipologie di risorse, per evitare di dipendere da un unico fornitore. Per anni, l’Unione Europea ha puntato sulle prime due strade e solo recentemente, grazie anche all’incremento della produzione di energia elettrica e termica da rinnovabili, ha iniziato a sostenere la terza strada. L’European Energy Treaty (entrato in vigore nel 1998) è stato per anni lo strumento contrattuale utilizzato dall’Europa per garantire rifornimenti energetici dai grandi fornitori. Il trattato fu firmato da 41 stati, ad eccezione della Russia, che sosteneva la sovranità assoluta dei gasdotti. Negli anni successivi, per evitare che le dispute tra Russia e Ucraina o altri paesi dell’Est Europa mettessero a rischio la sicurezza energetica dell’Europa, sono stati proposti nuovi gasdotti per unire direttamente Russia e Europa. Eppure, anche questi ultimi non garantiscono l’indipendenza dalla Russia, come dimostrato dagli eventi in Georgia del 2008 e dal caro bolletta del gennaio 2021, quando il rialzo dei costi del gas russo ha comportato quasi un raddoppio della bolletta elettrica dei cittadini europei.

Come sottolineato dall’IEA (International Energy Agency), a differenza di altri fornitori di gasdotti – come Algeria, Azerbaigian e Norvegia – la Russia ha ridotto le sue esportazioni verso l’Europa del 25% nel quarto trimestre del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 – e del 22% rispetto ai livelli del 2019. E questo nonostante gli elevati prezzi di mercato del gas. In occasione della plenaria del PE (Parlamento Europeo) sui rapporti Ucraina – Russia, la Presidente della Commissione aveva infatti affermato che «Gazprom sta limitando le sue forniture di gas all’Europa. Un minimo di dieci anni di stoccaggio, nessuna vendita sul mercato spot. Questo comportamento ha già danneggiato la credibilità della Russia come fornitore affidabile di energia». Lo stoccaggio sotterraneo era già diventata la principale fonte di flessibilità a breve termine per i mercati del gas in Europa. Tuttavia, livelli di inventario inferiori alla media (circa il 50% pieno all’inizio di gennaio, rispetto a una media di quasi il 70% nell’ultimo decennio) pongono rischi nella sicurezza di approvvigionamento. Inoltre, le sanzioni minacciate da Biden e UE avrebbero un grosso peso nel bilancio russo, ma purtroppo anche nella nostra bolletta a fine mese: mettere mano alle riserve energetiche e ad altri rifornimenti, come quelli in gas naturale liquefatto (GNL) trasportati via mare, o in petrolio o carbone ha comunque un costo economico non indifferente. Sebbene le spedizioni di GNL forniscano una fornitura aggiuntiva ai mercati europei del gas, la loro tempestività è limitata da tempi di trasporto più lunghi rispetto ai gasdotti.

Il 13 ottobre la Commissione Europea ha però cominciato un cambio di rotta per sostenere la diversificazione ed aumentare le riserve energetiche. In primo luogo, predisponendo una serie di misure “toolbox” per il caro energia, immediate e a medio termine per proteggere consumatori, imprese e a favore di un sistema energetico decarbonizzato. In secondo luogo, attuando operazioni di cooperazione internazionale per il rifornimento energetico da più paesi. Nelle ultime due settimane si sono svolti infatti molti incontri bilaterali al fine di sostenere un impegno verso le politiche verdi e al contempo garantire per l’UE forniture di GNL sufficienti. La Presidente della Commissione – Ursula von der Leyen ha siglato una dichiarazione congiunta con il Presidente Biden sulla cooperazione USA – UE in questo senso, e svolto un incontro con il Primo Ministro del Giappone – Kishida Fumio, sulla situazione Ucraina, nel quale lo ha ringraziato per il dirottamento di alcune spedizioni di GNL dal Giappone verso l’UE. Grazie al sostegno dato dal Giappone, ma anche agli incontri delle scorse settimane con gli Emirati Arabi e con gli Stati Uniti, l’UE sta aumentando la propria sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle fonti.

La protezione dei consumatori, la sicurezza degli approvvigionamenti di gas e l’accelerazione del dispiegamento delle rinnovabili rimarranno al centro della politica della Commissione per i prossimi mesi, come già affermato da Stefano Grassi, capo gabinetto della Commissaria all’Energia Kadri Simson. Investimenti molto più forti nelle tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio, comprese le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e l’energia nucleare, rappresentano l’unica via d’uscita da questa situazione di stallo. L’eolico e il solare fotovoltaico hanno fornito un prezioso contributo per soddisfare la domanda europea di elettricità nel quarto trimestre del 2021. Eppure, se non acceleriamo il passo della transizione, i mercati energetici globali dovranno ancora affrontare periodi turbolenti con conseguenti rincari nella bolletta dei cittadini. Inoltre, gli investimenti di rinnovabili dovrebbero triplicare entro il 2030 per dare un sostegno decisivo.

La Presidente della Commissione ha già affermato l’intenzione dell’EU di diversificare le fonti energetiche europee al fine di eliminare completamente la dipendenza europea dal gas russo e favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tuttavia, le potenziali vulnerabilità della sicurezza energetica non scompariranno nel futuro scenario energetico, ricco di energie rinnovabili e più elettrificato. I policy makers devono infatti prestare estrema attenzione alle nuove catene di approvvigionamento di energia pulita, in particolare alla concentrazione geografica di molti minerali critici – come il litio, il cobalto e gli elementi delle terre rare. Oggi al centro della mappa geopolitica ci sono gas e Russia, ma domani potrebbero esserci il litio, l’Africa e la Cina.