L’adultescenza politica

di Francesco Occhetta

 

Viviamo immersi in un clima culturale che il dizionario dello Zingarelli[1] nel 2014 aveva definito con una parola nuova: «adultescenza». La definizione recita: «un neologismo che indica un’età adulta psicologicamente non adeguata in quanto fortemente condizionata dal permanere di idee, atteggiamenti e comportamenti tipici della fase giovanile o, addirittura, adolescenziale. Gli adultescenti si affannano nostalgicamente ad apparire giovani anche nell’abbigliamento fino a diventare ridicoli o patetici. Essi sono in tal modo privi d’identità e di ruolo sociale e, se sono genitori, non riescono a esercitare le fondamentali funzioni di guida verso i loro figli né, tanto meno, sono capaci di instaurare un rapporto maturo con il loro partner, con tutte le inevitabili conseguenze. Storicamente si è passati da una generazione di genitori autoritari ad una di adulti deboli e remissivi»[2].

 

Insomma, si rischia di rimanere adolescenti, capricciosi, ribelli, centrati su di sé, chiusi in un narcisismo sociale che dimentica la vocazione di servire la società attraverso la costruzione del bene comune. Si inventano bisogni, ci si placa la coscienza riempendosi la vita di cose, invece di investire tempo e disponibilità educativa.

 

All’adultescenza fa da contrappunto l’adultità della società italiana che in un suo spettacolo, Marco Paolini ha fotografato con queste parole: «“Adulto” è il participio passato del verbo “adolescere”, colui che ha finito di crescere. Oggi conosco molti più “adulteri” che adulti. Adulteri a sé stessi, ovviamente […]. Il mio, il nostro Paese oggi è questo, il più vecchio del pianeta; e lo guardiamo senza nemmeno accorgerci di quello che abbiamo sotto gli occhi. Abbiamo sì sotto agli occhi il cambiamento del paesaggio, ma addosso a noi non lo leggiamo. Perché? Perché noi non possiamo sentirci vecchi. Secondo gli italiani, si diventa vecchi a 83 anni; siccome l’attesa di vita è 81, secondo gli italiani si diventa vecchi dopo morti. Io vorrei chiedere ai miei coetanei per primi di fare outing. Dichiaratevi adulti, rinunciate a quelle idea di giovinezza che ci viene venduta quotidianamente, perché c’è una confusione genetica mostruosa.

 

Adulto è colui che si è giocato delle possibilità e deve vivere con quello che ha, il resto si è seccato; quello che sei in potenza da giovane non ce l’hai dopo; se non capisci questo, se impedisci a chi viene dopo di sorpassarti, perché tu, cullato dal sogno di questa eterna giovinezza, rubi costantemente tutto ciò che viene prodotto da chi viene dopo di te, indossandolo in vario modo attorno a te, tu stai creando un blocco mostruoso che ci impedisce di leggere la realtà. Dichiaratevi adulti, prendetevi delle responsabilità»[3].

 

È la responsabilità di diventare adulti, perché il nostro è un tempo che ha bisogno di adulti. Gli adultescenti non sono in grado di ricostruire lo possono fare solo gli adulti. La storia insegna che le pandemie sono sempre momenti di verità e di crisi, di purificazione e di cambiamento. Le contraddizioni sociali emergono nella loro crudeltà: disuguaglianze e corruzioni politiche, solidarietà e resilienza. Le guardavamo da lontano, eppure il virus dell’Aids ha causato 32 milioni di morti; solo nel 2018 sono morti 435 mila persone di malaria e 1,2 milioni di tubercolosi, senza parlare delle epidemie causate dall’influenza suina, aviaria, Ebola, Sars e Mers. La spagnola ha fatto morire 50 milioni di persone tra il 1918 e il 1919. Numeri incredibili, ma per noi ormai lontani.

 

Negli ultimi decenni non si ha memoria di un periodo in cui la paura ci ha reso improvvisamente così fragili e bisognosi di aiuto. Solo chi vive in aree di guerra e chi è costretto a scappare dalle carestie prova paure più grandi. Per quale motivo siamo costretti a prove e a sofferenze così grandi? Anche il sistema sanitario è slittato verso un modello adultescente: l’ebrezza del privato e la negazione della prossimità di cura rischiano di trasformare la medicina in un privilegio per pochi e non un servizio per tutti.

 

Una politica adulta ha il compito di prevenire come ha fatto Tina Anselmi, la prima donna ministro della Salute, quando nel 1978 si è battuta per il Servizio Sanitario Nazionale che permette a tutti di curarsi. È per scelte fondate sulla solidarietà che in Italia un tampone è a carico dello Stato, mentre in America costa circa 3 mila dollari a chi lo chiede. Sembra un paradosso: mentre l’Italia, da una parte, ha la classe politica con i più alti stipendi al mondo, come documenta uno studio dell’UE; dall’altra le persone in povertà assoluta sono cresciute di un milione nell’ultimo anno. Una quota che sfiora i 5,6 milioni di persone il 9,4% della popolazione, e riguarda soprattutto lavoratori tra i 35 e i 44 anni e le famiglie numerose.

 

In questo scenario si assiste al riassestamento della vita dei partiti, scritta su un copione di una “realtà altra dalla realtà”, mentre il Governo sta silenziosamente governando. In questo senso è stata emblematica la nomina del Generale Francesco Paolo Figliuolo a nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, mentre Domenico Arcuri è stato, finalmente, ringraziato dal Governo per il lavoro svolto. Più discutibile e umiliante per la pubblica amministrazione e le intelligenze italiane è la scelta del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) di ricorrere alla costosissima società americana di consulenza strategica McKinsey per progettare il Recovery fund.

 

Sul fronte dei partiti invece la tattica sta prevalendo sulla visione: Giorgia Meloni, l’unica che può cantare fuori coro, cresce nei consensi soprattutto tra i giovani; Matteo Salvini sta oscurando le altre forze politiche con la sua fine retorica; il M5S scegliendo Giuseppe Conte come proprio leader ha cambiato silenziosamente la sua natura senza, però, interrogare gli iscritti della piattaforma Rousseau. Morirà il movimento per come lo abbiamo conosciuto, ma nascerà un partito con un leader moderato e ancora molto popolare. Italia Viva rimane coerente ai temi che la caratterizzano, mentre si è aperto un aspro dibattito sui rapporti tra Renzi e l’Arabia Saudita del principe Mohammed bin Salman e le prestazioni retribuite extra dei parlamentari durante il loro mandato. Infine, in casa Pd rimangono disarmanti le parole scritte sulla sua pagina Facebook da Nicola Zingaretti per annunciare le dimissioni da segretario: «Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni». È stato il gesto del capro espiatorio di una fallimentare e incomprensibile linea politica gestita da Goffredo Bettini che ha subordinato il Pd al M5S e ha fatto prevalere all’interno del partito la linea dei Ds sulle altre tradizioni culturali.

 

Guardare al viaggio in Iraq di Francesco può aiutare a centrarsi su cosa davvero conta. Il Papa sta insegnando al mondo a tendere la mano e cercare il dialogo ad ogni costo, trasformando ciò che solo qualche anno fa era impensabile in una realtà più concreta. Oggi è possibile camminare vicini a sunniti e sciiti per superare le sofferenze e la violenza che da vent’anni hanno alimentato la guerra, la violenza e il terrorismo. Oltre all’adultescenza rimane solo il coraggio di chi vuole vivere da adulto responsabile dell’altro e verso il mondo che abita.

 

 

 

[1] «Adultescenza», in Vocabolario Zingarelli, 2014, 55. Cfr. A. Matteo, L’adulto che ci manca, Assisi, Cittadella, 2014. G. Cucci, «La scomparsa degli adulti», in Civ. Catt. 2012 II 220-232.

[2] F. Biancardi, I nuovi termini. L’aggiornamento della lingua italiana con le più attuali locuzioni ed i più diffusi vocaboli stranieri con relativa pronuncia, Napoli, Manna, 2011, 164. In E. Marescotti, «Adultescenza: quid est? Identità personale, aspettative sociali ed educazione degli adulti», in Ricerche di Pedagogia e Didattica 9, 2 (2014).

[3] M. Paolini, «Album d’Aprile».

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