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Editoriale

I referendum sulla giustizia: per cosa votiamo il 12 giugno?

Un silenzio assordante. Eppure, la questione non è certo di poco conto: il prossimo 12 giugno i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi sui referendum abrogativi in tema di giustizia. E il raggiungimento del quorum non è scontato. Di questo appuntamento elettorale non si parla abbastanza, forse anche a causa delle divisioni sul tema all’interno dell’opinione pubblica e tra le forze politiche.

I giovani italiani. Dopo il buio della pandemia la luce delle relazioni

L’impatto della pandemia sulla salute pubblica è stato senza precedenti. Sia la salute fisica che quella mentale sono state gravemente colpite da questa crisi. I giovani, privati degli spazi educativi e di crescita che avrebbero dovuto permettere loro di formarsi, di sperimentare e fornire l’opportunità di fiorire, sembrano aver risentito fortemente del cambiamento del proprio stile di vita. Tutto questo ha provocato un profondo senso di disorientamento e di invisibilità.

Il riformismo cattolico: forza mite e nuove prospettive

Oggi il termine e il significato di riformismo sono noti a pochi. Eppure, sono anche una tensione culturale capace di superare le situazioni di fatto per modificare la struttura o la sostanza del realtà e sincronizzare il tempo della società a quello della storia.

Spezzare il pane della Scienza

Le grandi sfide di oggi, ovvero la pace, il pianeta e la democrazia, richiedono un approccio olistico e mai riduzionista, dove tutti i “magisteri” trovino il proprio posto. Ma soprattutto hanno bisogno di una comunità capace di “spezzare il pane della Scienza” con verità e carità.

L’Europa si faccia costruttrice di pace

L’Unione Europea, sin dalla sua fondazione, come recita il comunicato stampa, ha «contribuito a trasformare la maggior parte dell’Europa da un continente di guerra in un continente di pace». Anche destre e sinistre convergono nell’individuare, tra gli achievements dell’Unione, proprio l’aver assicurato oltre sei decenni di pace e prosperità ai propri cittadini, sostituendo alle armi tavoli negoziali democratici permanenti in cui gli Stati Membri possono confrontarsi.

Il 1 maggio per “salvare” il lavoro

Sono già passati 136 anni dal 1° maggio del 1886, quando i lavoratori di Chicago pagarono con la vita il diritto a una giornata lavorativa dignitosa. Sono passati 75 anni dall’eccidio dei contadini di Portella della Ginestra. Era il 1° maggio 1947. Da allora sono state approvate una moltitudine di importanti leggi a tutela del lavoro, eppure il lavoro resta conflittuale, precario, per pochi, povero, nero, discriminatorio, privo di adeguate garanzie. Come è stato possibile che, in così tanto tempo, né i cittadini né i loro legislatori siano stati in grado di "salvare" il lavoro?

La comunicazione tra comprensione, analisi e racconto

La copertura mediatica in occasione di eventi di portata globale è caratterizzata, in primo luogo, dalla episodicità, ovvero la tendenza a raccontare gli avvenimenti solo nei momenti salienti. La situazione in Ucraina è una vicenda lunga, ma solo nelle ultime settimane è diventata predominante nel racconto dei media.

L’eclissi sulla Pasqua

Stupisce come nel dibattito pubblico la cultura della pace - unico vero dono della Pasqua - si sia improvvisamente eclissata. Almeno in Europa ha retto fino a un decennio fa, per i padri costituenti erano parole sorgive. Le parole di odio e le strategie di guerra, invece, animano gli imbarazzanti dibattiti degli esperti di geopolitica, discorsi che, come un fiammifero acceso, sono destinati a bruciare le foreste che danno ossigeno al mondo.

La globalizzazione capovolta

Sono gli anni dell’angoscia: l’imprevedibile e l’impreveduto abitano gli uomini e le donne. Dai social emergono inquietudini collettive, elaborate e restituite ad uno stato più o meno gassoso. Dagli spazi deboli della cultura si riafferma che il “mondo sia (di nuovo) completamente cambiato”, a distanza di soli due anni.

Diversity e inclusion: il nuovo mondo del lavoro

Contro la discriminazione di genere, occorre insistere sull’equa rappresentanza di donne e uomini negli organi direttivi delle aziende, sulla lotta al gender gap retributivo, sulle pratiche di conciliazione tra i tempi di vita e lavoro per favorire l’inclusione delle madri e dei padri, sui servizi di welfare cuciti su misura delle esigenze dei singoli lavoratori e sullo smart working che funziona come antidoto anche contro la discriminazione dei disabili. Un accomodamento ragionevole che consente loro di lavorare da luoghi più confortevoli di quelli aziendali.  

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