Resilienti sì, ma insieme

*di Simone Carmine

 

“Not every windstorm, earth-tremor, or rush of water is a catastrophe […] It is the collapse of the cultural protections that constitutes the disaster proper.”

(Carr, 1932)

 

Con resilienza si intende la capacità – individuale, sociale, organizzativa – di superare shock profondi e inattesi. Manca, Benczur e Giovannini, in uno studio del 2017, hanno evidenziato come tra i tratti costitutivi della resilienza ci sia la capacità di “rimbalzare avanti” (bounce forward), invece che tornare indietro (bouncing back), cioè “l’essere in grado di usare gli shock come finestre di opportunità, e quindi di tradurre il racconto negativo di un ‘futuro tempestoso’ in positivo” (Manca et al., 2017). 

 

Queste parole potrebbero suonare come la solita lettura, ingenua e ottimistica, delle crisi come opportunità. Tuttavia, il modo in cui definiamo e pensiamo l’emergenza attuale influenzerà le nostre risposte e con esse la resilienza della nostra comunità. Uno studio pubblicato su Academy of Management Journal nel 2018 (Rao & Greve, 2018), quasi profeticamente, ha analizzato la risposta delle comunità durante la pandemia di influenza spagnola del 1918/20 evidenziando come il modo di pensare un disastro da parte di esse abbia impatto sulla loro resilienza. Infatti, quando un evento è pensato come causato da altri membri della società – come nel caso di una malattia infettiva – esso va a indebolire i legami sociali (nel caso specifico dello studio la probabilità che si costituiscano organizzazioni cooperative all’interno della comunità) non solo nel breve periodo, ma anche a distanza di anni.

 

Dobbiamo essere coscienti di come stiamo definendo la pandemia presente e la crisi che ne è conseguenza, perché questo non andrà a influenzare solo il tipo di risposta che daremo oggi, ma anche la società che saremo domani. La nostra capacità civica, la nostra protezione culturale che viene dal sentirsi società e comunità, va preservata difronte alla tragica emergenza sanitaria che stiamo attraversando e alle sue conseguenze economiche. Per poterla salvaguardare tre aspetti, tra i tanti, possono essere significativi: la solidarietà nella società, lo sviluppo del terzo settore e la collaborazione tra le organizzazioni. 

 

Innanzitutto, abbiamo visto sorgere dal basso, in questo tempo di emergenza, moltissime azioni di solidarietà. Queste energie attivate nel nostro contesto sociale, nelle nostre comunità, non vanno lasciate spegnere dopo l’emergenza, vanno preservate e sostenute da azioni politiche precise. La solidarietà, inoltre, può davvero diventare il nuovo paradigma attraverso cui ripensare il nostro discorso pubblico, così come propone Sandel – filosofo di Harvard – in un suo articolo pubblicato sul New York Times pochi giorni fa, “per rielaborare i termini del discorso pubblico, per trovare la strada verso un dibattito politico moralmente più robusto di quello rancoroso che abbiamo ora”

 

Secondo, come sottolineato dallo studio di Rao e Grave (2018), il terzo settore è la cifra costitutiva della capacità civica delle comunità di unirsi per rispondere a esigenze sociali. Pertanto, tale settore va sostenuto ed esso deve prendere coscienza del proprio ruolo chiave per attivare idee nuove e forze comuni capaci di rispondere alle sfide sociali che la crisi economica ci porrà davanti. 

 

Infine, la complessità dell’emergenza – che coinvolge aspetti sanitari, economici, sociali – non può essere affrontata da nessuna organizzazione in solitaria. La collaborazione – all’interno delle imprese, tra le imprese, tra realtà profit e no profit, tra stato e imprese, tra stato e società civile – è l’elemento essenziale per mettere insieme forze e idee e trovare così soluzioni nuove e creative per superare, come comunità, il prossimo periodo. Concludendo, solidarietà sociale, centralità del terzo settore, collaborazione tra organizzazioni oggi, per “rimbalzare avanti” domani. 

 

 

*Dottorando in Management presso l’Università degli Studi di Padova

simonecarmine92@gmail.com

 

Riferimenti 

Carr, L. J. (1932). Disaster and the Sequence-Pattern Concept of Social Change. American Journal of Sociology, 38(2), 207–218.

Manca, A. R., Benczúr, P., & Giovannini, E. (2017). Building a Scientific Narrative Towards a More Resilient EU Society. Part 1: a Conceptual Framework. Scientific and Technical Research Series, April

Rao, H., & Greve, H. R. (2018). Disasters and community resilience: Spanish flu and the formation of retail cooperatives in Norway. Academy of Management Journal, 61(1), 5–25.