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Il Congresso di Comunità di Connessioni

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 “Ciò che non rigenera, degenera” (Edgar Morin). Per rigenerare, dobbiamo aver chiaro chi vogliamo diventare. E’ questa la domanda che ci siamo posti in questo momento di condivisione: chi vogliamo essere? Le strade sembrano due. La prima è quella dei “sì” e quella del "no".

La formazione come azione politica

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Il 9 – 11 settembre, per il secondo anno consecutivo ci incontreremo a Monterosso, al Santuario di Nostra Signora di Soviore, per il congresso annuale. Momento di sintesi, di bilanci e di ripartenza verso un nuovo anno, consci delle sfide che ci aspettano e della responsabilità che soprattutto ai giovani è stata affidata dalle istituzioni. Del resto, come diceva Aldo Moro, “per fare le cose ci vuole il tempo che ci vuole”.

Perché eleggere chi si impegna per il futuro dei giovani

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Ci sono almeno tre regole che bisognerebbe tenere in mente mentre si cerca di capire la realtà che emerge in queste settimane pre-elettorali. Sono regole che conosciamo più o meno tutti, spesso inapplicate per malavoglia o, in alcuni casi, per profondi pregiudizi ideologici. Sono regole che si rifanno anche all’insegnamento di Papa Francesco. Facciamo un esempio, focalizzando l’attenzione su un valore che si può considerare valore comune, in relazione al quale la priorità è quasi scontata (o dovrebbe esserlo) e in ragione del quale le divisioni sui mezzi per raggiungere il fine potrebbero essere enormi: il futuro dei giovani

Il voto moderato dei cattolici. Il centro come metodo e prospettiva politica

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Durante un agosto rovente e pieno di nubifragi, si stanno chiudendo le liste elettorali e intanto il 25 settembre, giorno delle elezioni, si fa sempre più vicino. I nodi venuti al pettine hanno stupito l’opinione pubblica, ma era tutto già scritto: una legge elettorale inadeguata, la riduzione dei parlamentari, la scelta dei candidati da parte dei segretari di partito, i conflitti interni ai partiti, le esclusioni eclatanti da gestire e l’imposizione di candidati lontani dai territori in cui dovranno farsi eleggere.

La questione ambientale: prospettive di governo

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L’ambiente rappresenta la pietra miliare di questa campagna elettorale. Come riporta efficacemente Enzo Risso, si tratta di un “tema driver del voto”. Ma qual è la migliore strategia per trasformare gli slogan politici in provvedimenti governativi?

Prospettive per il nucleare

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Gli aumenti dei costi dell’energia, registrati sul finire del 2021 ed ulteriormente incrementatisi in conseguenza dell’attuale conflitto in Ucraina (e di cui ad oggi non si prevede ancora l’esito), hanno accelerato nel nostro Paese, ma non solo, il dibattito sugli approvvigionamenti, in particolare del gas, e sul ricorso a fonti alternative con basso impatto ambientale.

L’urgenza dell’impegno

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Una campagna elettorale di un mese, ad agosto, nella storia della Repubblica non si è mai vista. Le elezioni non si tenevano in autunno in Italia dal 1919. In questi poco più di 100 anni sembra che l’Italia sia tornata al punto di partenza. Dopo il voto i partiti saranno piuttosto vincolati dalle strategie parlamentari che sceglieranno di perseguire e lo saranno molto meno dai programmi, che sono atti di indirizzo. È evidente che le coalizioni in cui si presenta l’offerta politica sono scomponibili in Parlamento. Adesso è il momento di presentare un’offerta realistica e personale politico all’altezza della complessità della politica, in grado cioè di fare mediazione nell’interesse superiore della collettività.

In cammino verso le elezioni. Cinque punti all’ordine del giorno

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Per la prima volta da decenni, il nostro Paese si era dotato di un piano di riforme pluriennale (contenute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e delle competenze necessarie per realizzarlo. L’attuale Parlamento e il Governo Draghi sono riusciti a raggiungere i primi obiettivi fissati nel PNRR, facendo ottenere all’Italia la seconda tranche di finanziamenti europei lo scorso giugno, ma Il cammino delle riforme al cui raggiungimento è subordinato il disborso degli ulteriori fondi targati UE, ha subito una battuta d’arresto. In vista delle elezioni del 25 settembre, verifichiamo cinque punti sui quali il dibattito pubblico dovrebbe concentrarsi e sui quali chi si candida alla guida del Paese dovrebbe provare a offrire risposte.

Chi insegna agli insegnanti?

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"Prof, ma come si diventa insegnanti?". Domanda folgorante di Alessio, nel mio primo giorno di docenza. Cosa rispondere? Mi avesse chiesto perché Omero avesse tramandato a voce i suoi poemi al posto di scriverli sarebbe stato di certo più facile replicare. Lì per lì, per superare l'imbarazzo, ho risposto: "Con il tempo, Alessio, con il tempo". In realtà, in questa risposta c'è qualcosa di molto vero, o meglio, tristemente vero. Dopo un intero anno trascorso a ripensare cosa avrei potuto rispondere ad Alessio, un'amara constatazione è venuta a galla: in Italia non ci si prepara a essere insegnanti, ma con un po' di fortuna, molta pazienza e tempo, come dice Alessio, insegnanti "si diventa".

Violenza contro le donne e violenza domestica. Prevenire è meglio che reprimere

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Nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario i dati riferiti dal Presidente della Corte di Appello di Roma e dal Procuratore Generale della Corte di Appello di Roma indicano una lenta ripresa della macchina giudiziaria ancora influenzata dalla pandemia. Al contempo, mettono in evidenza l’aumento del numero dei casi di reati di violenza nei confronti delle donne e dei soggetti appartenenti alle cd. fasce deboli.