Il Green Deal: per un nuovo umanesimo integrale europeo

di Marco Fornasiero*

Marco Fornasiero

 

 

Sono passati quattro anni dalla promulgazione dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, un tempo di grandi cambiamenti a livello economico, sociale e politico. I partiti politici in molti Paesi si sono capovolti. Sono anche cambiati molti leader mondiali: da Obama a Trump negli Stati Uniti, da Renzi a Conte in Italia, da Rajoy a Sanchez in Spagna, per arrivare alle recenti elezioni in Gran Bretagna che hanno confermato il partito conservatore di Boris Johnson sui laburisti di Jeremy Corbyn.

 

Come non menzionare, poi, le elezioni europee del maggio 2019, quelle con la maggiore carica politica degli ultimi anni. In questo contesto si inserisce l’enciclica di papa Francesco. La domanda può sembrare retorica, ma è opportuno porla come premessa: quanto l’enciclica del Pontefice, all’interno dello scenario nazionale ed europeo ha precorso i grandi temi che la politica dovrà affrontare nel futuro?

Dal punto di vista sociale, economico e politico si può affermare che le parole del Papa siano state profetiche. La sua proposta è una rivoluzione per immaginare un nuovo mondo a livello culturale e per attuarlo attraverso una politica e un’economia responsabili. Più in particolare la proposta di una ecologia integrale per la custodia del creato non può essere attuata senza un cambiamento culturale con ricadute nel mondo che viviamo. Pensiamo ad esempio ai modelli economici. “La tutela del creato” è anche la riflessione sui sistemi di produzione che rispettino l’ambiente durante tutto l’esercizio della loro funzione.

 

L’Unione Europea e le sue istituzioni sono pronte. Lo hanno stabilito da tempo: il futuro dell’Europa riguarda proprio l’ambiente. Negli ultimi quattro anni a cominciare dal COP21 del 2015, la conferenza internazionale sul clima tenutasi a Parigi, si è cominciato a parlare del tema ambientale in maniera strutturale e sistematica. Possiamo dire che questo evento ha posto le basi per una sensibilizzazione ambientale mondiale. La conferenza di Parigi ha coinvolto 195 Paesi del mondo realizzando un accordo giuridicamente vincolante sul clima volto a contrastare e controllare l’innalzamento globale delle temperature mantenendole sotto i 2°C.

 

Questo percorso è poi proseguito in successive tappe fino a giungere al COP25, ultimo meeting mondiale sull’ambiente che si è tenuto a Madrid nel novembre del 2019. L’attenzione al tema ambientale è cresciuta anche a livello sociale, in particolare con il coinvolgimento delle giovani generazioni. Si pensi al fenomeno generato dall’attivista svedese Greta Thunberg (nella foto) e ai Friday for Future che hanno mobilitato centinaia e centinaia di giovani e giovanissimi in tutto il mondo.

 

È proprio l’intreccio di queste due istanze, quella politico-istituzionale e quella sociale, che hanno portato la Commissione Europea, sotto la presidenza di Ursula Von der Leyen, a presentare un bilancio pluriennale dell’Unione Europea fortemente innovativo in termini di politiche ambientali. L’European Green Deal, definito dalla Presidente della Commissione «il nostro uomo sulla luna», rappresenta un progetto dirompente rispetto al passato: il raggiungimento entro il 2050 di una Europa a emissioni zero. La realizzazione di tale progetto viene scandita in diverse fasi e tappe, a cominciare dalla riduzione delle emissioni di CO2 dall’attuale 40% al 50-55% entro il 2030, per poi raggiungere l’azzeramento totale di emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Questi propositi e obiettivi rientrano a pieno titolo nell’idea di cambiamento proposta da papa Francesco, un cambiamento etico ancor prima che economico. E i cambiamenti, lo sappiamo, nascono da scelte politiche. Per questo è ancor più significativo che l’Unione Europea abbia deciso di stanziare ingenti finanziamenti nel bilancio pluriennale 2021-2027 per il Green Deal, evidenziando la grande rivoluzione politica sottesa al tema ambientale. Nel suo programma, la Presidente Von der Leyen ha proposto che il 30% del bilancio pluriennale sia dedicato a investimenti per il conseguimento degli obiettivi climatici.

 

La nuova prospettiva etica che indica il Papa nell’enciclica implica un ripensamento del sistema di produzione economico capitalistico. Le parole della Presidente della Commissione abbracciano questa linea di pensiero quando essa si riferisce al Green Deal europeo come «la nostra nuova strategia per la crescita» che «consentirà di ridurre le emissioni e di creare posti di lavoro». Questa è la grande intuizione di Francesco, collegare la realizzazione di una nuova dimensione etica a quella economica. Così il nuovo cambiamento proposto nell’enciclica trova una possibile realizzazione politica nel piano proposto dall’Unione Europea.

 

L’attuazione del Green Deal è composta di diversi passaggi e porterà innumerevoli vantaggi, a cominciare dalla prima legge europea sul clima, che verrà proposta dalla Commissione a marzo 2020. Essa sostanzierà giuridicamente il processo di transizione. Tale processo sarà supportato da una strategia industriale europea e da un nuovo piano di azione per l’economia circolare, volti ad affrontare la doppia sfida di coniugare un’economia più sostenibile con il percorso di digitalizzazione delle imprese europee. Sarà necessario ripensare politiche per l’approvvigionamento di energia pulita attraverso l’economia, i sistemi di produzione, i trasporti, l’agricoltura, la tassazione e il welfare. Una parte importante nel processo di mutamento sarà rivestita dall’European Pillar of Social Rights che ha lo scopo di rendere tutti i livelli della politica e della società parti integranti del processo, non solo quelli istituzionali. Il dialogo e la cooperazione saranno fondamentali in modo tale che nessuno sia lasciato indietro. Il dato economico risulta centrale per attuare il cambiamento previsto nel Green Deal, per questo sono stati stanziati 100 miliardi di euro nel “Fondo per una transizione giusta”. Tale meccanismo ha lo scopo di aiutare i Paesi più arretrati nell’attuare una riconversione in chiave sostenibile delle loro economie e sistemi di produzione.

 

Il cambiamento è passato e passerà anche tra le istituzioni finanziarie dell’Unione Europea. La Banca Europea per gli investimenti, la BEI (i cui finanziamenti si quantificano per il prossimo decennio in mille miliardi di euro), a oggi è il principale fornitore di finanziamenti per il clima a livello mondiale con il 25% dei suoi fondi totali assegnati per le politiche climatiche che la Commissione vuole portare almeno al 50% entro il 2025. A partire dal 2021 la BEI non finanzierà più progetti legati a combustibili fossili quali carbone, petrolio e gas. Tutti questi aspetti compongono l’idea di una nuova Europa in stretto collegamento con i cittadini. Papa Francesco sta proponendo un nuovo umanesimo integrale. Il Green Deal può rappresentare una sua forma di attuazione. C’è un però. Il piano richiede ai cittadini europei la volontà di preservare l’avvenire delle nuove generazioni e ai giovani di disegnare il loro futuro. È da qui che si riparte per realizzare una nuova casa comune.

 

*tirocinante presso la presidenza del Parlamento europeo

marco.fornasiero91@gmail.com