Intervista a Vincenzo Rosati*
 
Vincenzo potresti brevemente raccontarci del progetto di cui fai parte? 
Il progetto IoValgo si propone, anzitutto, di combattere la dispersione scolastica e in secondo luogo, cerca di dare una seconda possibilità per una propria realizzazione agli adolescenti delle periferie di Napoli che, essenzialmente, non hanno alcuna considerazione di sé (da qui il nome del progetto “Io valgo”). Nella pratica di tutti i giorni, la scuola offre ogni anno un percorso di studio ponderato per quei ragazzi e ragazze che, dopo esser stati bocciati ripetutamente, per motivazioni spesso legate a disagi familiari e sociali, vogliono prepararsi all’esame di terza media e, in alcuni casi, continuare un progetto di studio al liceo. Quotidianamente, nel pomeriggio, prendo parte anche ad un doposcuola in un centro dedicato all’inclusione socio-culturale dei Rom del campo di Scampia.
 
La pandemia ha messo a dura prova il mondo della scuola, come ha influito sul vostro lavoro educativo? Come valuti le misure, come ad esempio la didattica a distanza, messe in campo per venire incontro alle esigenze degli studenti?
La spesso invocata Dad diventa giorno dopo giorno il presente e il futuro, almeno per il prossimo periodo, della nostra scuola. Molti, giustamente, chiedono con insistenza un definitivo ritorno alla didattica in presenza presso le aule scolastiche, ma bisogna accettare che questo non è presto possibile. La Dad, pur non essendo la dimostrazione più piena di una vera pratica educativa, esiste ed esisterà. Ci si è interrogati spesso su come rendere al meglio le lezioni da remoto o quali strumenti di valutazione adoperare. Ma una domanda, a mio avviso, non è stata posta: tutti possono usufruire della Dad? Il diritto allo studio (che per ora si svolge a distanza) è stato tutelato e garantito per le fasce più povere e deboli della popolazione? La risposta credo sia negativa.
 
A quali situazioni ti riferisci?
Guardiamo nelle periferie, dove vive la parte più consistente di questa fascia di popolazione fragile che, di anno in anno, cresce considerevolmente. In un recente studio dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è emerso che il numero di bambini ed adolescenti che vivono in condizioni di povertà assoluta è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. Se durante il periodo ante-Covid la situazione socioculturale nelle periferie, dove vivono i dimenticati, era grave, adesso è una tragedia in atto. A titolo esemplificativo porto la mia esperienza nel quartiere Scampia di Napoli, che è solo una delle tante borgate italiane.
 
Per ciò che vedi dalla tua prospettiva: quali sono i soggetti maggiormente colpiti dalla situazione? Dove si manifesta in modo più evidente il disagio?
Sicuramente una prima situazione che va considerata e in cui la Dad manifesta tutti i suoi limiti, è quella tra i nomadi delle periferie. Come può sostenere la Dad un bambino o una bambina di etnia Rom, nato/a in Italia, se abita con sette o otto fratelli, zii e nonni in una baracca dove si condivide un telefono per tutto il nucleo familiare, dove spesso manca la corrente e la connessione a internet non è nemmeno contemplata? Molti risponderanno che i Rom non sono un affare “italiano”. In realtà, quei “molti” non sanno che i diritti fondamentali della persona umana, tra cui quello all’infanzia e allo studio, sono riconosciuti, a parità di trattamento con il cittadino italiano, agli stranieri, agli apolidi, anche irregolari. Questi diritti, per altro, vengono riconosciuti dal Trattato dell’Unione Europea, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dai principi del diritto internazionale (e segnatamente dal D. Lgs. 25 luglio 1998, n.286), che si applica ai cittadini degli Stati non appartenenti all’Unione Europea e agli apolidi, tutti denominati stranieri. Nel senso comune invece spesso ai Rom viene solo riconosciuto di essere degli incivili, e quindi vengono trattati da incivili. Questo purtroppo aumenta la problematicità della situazione perché fa sì che rimangano sempre ai bordi della città senza alcuna integrazione culturale e sociale. In tutta Italia sono più di 150.000 mila (un numero relativamente basso se confrontato con altri paesi europei), il 60% ha meno di 18 anni e il loro tasso di natalità è al di sopra la media del Paese. Per molte persone però l’importante è che stiano relegati a distanza, anche abusando di elettricità, acqua e gas in campi non autorizzati, non pagando tasse e rimanendo così del tutto improduttivi ed esclusi dalla nostra società.
 
E per quanto riguarda il resto del quartiere?
Anche i cittadini italiani di Scampia hanno una media riproduttiva molto alta e nei soli 4 km di estensione del quartiere sono quasi 100.000 abitanti. Il fatto che questi abitino in un appartamento, a confronto con i Rom, non li mette in una condizione molto più favorevole. La Dad purtroppo non fa che amplificare i profondi disagi familiari con cui si è costretti a vivere, quasi come in un carcere. Potrebbe essere facile dire ad un ragazzo di fascia media di collegarsi con il suo computer o tablet al Wi-Fi di casa e seguire comodamente la lezione in camera. Invece è molto meno facile quando non si ha né alcuno strumento elettronico né connessione alla rete né tantomeno una stanza propria per poter seguire le lezioni, ma solo uno smartphone e un divano letto o un tavolo della cucina da condividere con altri fratelli o sorelle, con la mamma o il papà agli arresti domiciliari, la compagna o il compagno del genitore che magari non li accetta e li maltratta.
 
Credi che questo quadro sia lo stesso in tutte le periferie del nostro Paese?
I Rom e gli abitanti di Scampia non offrono una visione completa delle periferie italiane, ma sicuramente sono emblematici di tante situazioni diffuse sul territorio nazionale. È un fatto grave che le necessità delle periferie vengano ancora una volta lasciate per ultime, ma è ancora più grave che la risposta educativa alla situazione emergenziale creata dal Covid-19 non sia partita tenendo conto dalle fasce più deboli. Lo stesso quotidiano francese Le Monde ha di recente affrontato il tema degli effetti drammatici di un anno senza scuola a Napoli. La conseguenza drammatica sta nell’avere distolto l’attenzione dall’importanza della formazione scolastica quale strumento per realizzare il così detto ” ascensore sociale”, permettendo di fatto che i bambini delle famiglie più povere abbiano una maggiore probabilità di fallimento scolastico: ovvero di abbandono precoce della scuola senza il raggiungimento dei livelli minimi di apprendimento. Aver trascurato l’emergenza formativa per le fasce più povere è stata una decisione miope e sconsiderata che trasformerà le periferie, prima in delle discariche esistenziali, poi in giganti morse attorno alle città, abitate da una massa informe e ignorante con cui sarà estremamente difficile interfacciarsi, ma che allo stesso tempo potrà essere facilmente controllata da organizzazioni criminali o potrà essere aizzata da qualche capopolo.
 
È possibile un cambiamento, una riforma? Esistono esempi educativi positivi a cui guardare per cercare di venire incontro alle situazioni di fragilità che ci hai raccontato?
A mio parere c’è ancora spazio perché qualcosa venga fatto e almeno le sorti di quest’anno scolastico vengano tratte in salvo. Il ministero dell’Istruzione potrebbe provvedere al rilancio dell’educazione dei bambini e adolescenti più poveri attraverso una riforma di Dad solidale. Ogni istituto scolastico avrà l’incarico di rintracciare gli alunni e le alunne che sono impossibilitati a poter proseguire la didattica a distanza e di provvedere all’organizzazione di classi in presenza. Successivamente bisognerà distribuire, secondo i protocolli di sicurezza, i vari studenti nelle classi dove potranno seguire da banchi singoli. Preferibilmente i ragazzi seguiranno le lezioni direttamente in presenza con gli insegnanti, mentre gli altri studenti della classe saranno collegati in remoto. Nel caso in cui non si riuscisse ad ottenere una compresenza di alunni e professori, gli studenti saranno comunque invitati a seguire le lezioni a distanza usufruendo degli spazi e strumenti della scuola. Un primo esperimento di Dad solidale sta avvenendo nel Comune di Napoli con esiti molto positivi, anche se, purtroppo, rimane una realtà locale tra Comune e Terzo settore.  Infatti, fornire strumentazioni, spesso peraltro non adeguate (ad esempio fornire tablet, ma non le sim necessarie alla connessione), non è assolutamente una soluzione per queste situazioni, perché è proprio la famiglia spesso l’ambiente invalidante da cui i ragazzi dovrebbero affrancarsi, almeno durante la scuola, unico luogo dove gli è concesso di sognare o pensare ad altro.
 
Oltre alla risposta ad una situazione di fragilità, ci sarebbero altri effetti positivi, innescati da queste iniziative solidali?
Il progetto di Dad solidale porterà non solo a disincentivare l’assenteismo, altamente frequente tra gli studenti di periferia, non solo trasmetterà un chiaro messaggio di solidarietà a quei ragazzi e ragazze che da sempre sentono di essere emarginati e del tutto inutili alla società, ma concorrerà anche ad un aumento del capitale umano, di cui tanto oggi si discute. Il nostro capitale saranno quei ragazzi e ragazze che con la loro creatività e i loro talenti contribuiranno parimenti al bene comune dell’Italia del presente prossimo e del futuro.
Il nostro capitale sarà composto dagli ultimi, frequentemente abbandonati ma che da sempre hanno fame di un riscatto, di un raggiungimento concreto, di un miglioramento della loro condizione e di quella dei loro cari. Il nostro capitale, infine, non sarà più una élite di giovani scelti dalle migliori famiglie che si trascinano con fatica e insuccesso tutto il fardello dei loro coetanei meno fortunati, ma sarà una generazione di ragazzi e ragazze ricca e feconda che dai paesini alle grandi città, dalle borgate ai rioni centrali, si voteranno unanimemente al bene loro e del loro Paese.
 
*Vincenzo Rosati ha 24 anni ed è nato a Roma. Nel 2020, conclusi gli studi di Lettere Classiche a Bologna, ha deciso di trasferirsi a Scampia e dove ricoprire il ruolo di educatore e insegnante di italiano, storia e musica all’interno del progetto IoValgo presso la scuola CasArcobaleno.