Aspettando il Consiglio europeo. Conclusioni #3

di Giuseppe Bova Crispino*

 

 

 

Una valutazione scevra da facili partigianerie e da retorica ideologica induce ad avanzare le seguenti considerazioni rispetto ai due strumenti maggiormente divisivi tanto all’interno del nostro Paese quanto a livello comunitario: il MES ed i c.d. Eurobond.

 

Deve riconoscersi che la versione del MES, risultante dall’ accordo dell’Eurogruppo, presenta un meccanismo di funzionamento differente rispetto a quello operativo in situazioni ordinarie non emergenziali. Nella versione concordata dai ministri economici dell’area euro, sono profili qualificanti di tale strumento, coerenti con il principio di solidarietà fondante dell’UE nonchè con la considerazione che l’emergenza e la recessione non sono riconducibili alla responsabilità di alcuno fra gli Stati membri, l’assenza di vincoli per gli Stati membri a future dosi austerità, tassi di interesse decisamente più bassi di quelli di mercato e le scadenze lunghe rispetto ai termini ordinari nei prestiti di questo genere.

 

L’Italia potrebbe beneficiare, scegliendo di avvalersi di questo strumento, di 35 miliardi disponibili da subito. Quanto ai c.d. eurobond relativi al fondo per la ripresa, occorre che sia chiaro un aspetto a lungo sottaciuto e foriero di incomprensioni: i titoli di debito, che sarebbero emessi a livello europeo, non sono destinati a mutualizzare debiti nazionali preesistenti ma a reperire a basso costo le risorse finanziarie necessarie per fronteggiare, mediante investimenti futuri, l’emergenza comune e la recessione seguente di cui nessuno Stato membro è responsabile[1].

 

Rimarrebbe ferma, dunque, la responsabilità dei singoli Stati per il debito pregresso, riferendosi la mutualizzazione soltanto al debito futuro dovuto alla ricostruzione. Si tratta di un argomento tecnicamente rilevante, in ordine alla natura ed al funzionamento delle obbligazioni comunitarie, nonché politicamente strategico rispetto alle dinamiche del negoziato in corso.

 

L’ultima risoluzione del Parlamento europeo, approvata a larga maggioranza, ha puntualmente sottolineato, rendendolo esplicito, il punto chiave appena richiamato, in questo modo dando impulso al proseguimento ed al consolidamento del percorso politico istituzionale avviato dalla mera proposta, formalizzata dall’ Eurogruppo, relativa al c.d. Recovery Fund, in vista del decisivo Consiglio Europeo del 23 aprile.

Il Parlamento Europeo ha invitato la Commissione a “proporre un massiccio pacchetto di investimenti per la ripresa e la ricostruzione a sostegno dell’economia europea dopo la crisi, che vada ben al di là di ciò che stanno facendo il meccanismo europeo di stabilità, la Banca europea per gli investimenti e la Banca centrale europea e che si inserisca nel nuovo quadro finanziario pluriennale”. Secondo l’Eurocamera gli investimenti necessari “potrebbero essere finanziati attraverso un bilancio pluriennale ampliato, i fondi e gli strumenti finanziari dell’UE esistenti e obbligazioni a sostegno della ripresa garantite dal bilancio dell’Ue: tale pacchetto non dovrebbe comportare la mutualizzazione del debito esistente e dovrebbe essere orientato a investimenti futuri”[2].

 

La risoluzione, sopra esaminata, dell’istituzione maggiormente rappresentativa del popolo europeo, il Parlamento europeo, richiama al dovere della memoria storica ed in particolare alla proposta già avanzata da Jacque Delors, nella sua qualità di Presidente della Commissione Europea (lo è stato dal 1985 al 1995), di ricorrere all’emissione di titoli di debito sovrano dell’UE per finanziare grandi progetti comuni di investimento in infrastrutture, ricerca, energia, ambiente[3]. Tale proposta fu poi “cannibalizzata”, all’epoca della crisi finanziaria post Lehman Brothers, dall’idea improvvida di utilizzare gli eurobond per mutualizzare i debiti sovrani nazionali. Era un’idea molto diversa da quella di Delors e inevitabilmente suscitò la reazione contraria dell’opinione pubblica dei Paesi meno indebitati. Tale errata torsione, rispetto al significato originario, con cui venne proposta dieci anni fa l’idea degli eurobond, pesa ancora oggi sul dibattito pubblico europeo e nell’ approccio dei governi al tema.

 

L’Unione Europea, in tempi di emergenza da pandemia, si trova dinanzi ad un bivio decisivo della sua storia.  Essa può muoversi nel solco di chi, come Jacque Delors, ha lasciato in eredità la lezione, il patrimonio virtuoso di un metodo, culturale prima, politico e di governo poi, orientato da una logica comunitaria, alternativa a quella meramente intergovernativa, in grado di salvaguardare la rilevanza dell’Unione Europea come attore politico globale, veicolo sovranazionale di progresso civile ed economico dei Paesi membri in ragione di una virtuosa condivisione di sovranità all’ altezza delle complessità sfidante della società moderna. Una lezione il cui valore, alle condizioni date dalla pandemia, torna ad essere di stretta attualità.

Non può trascurarsi che la negoziazione è un processo costante, richiede strategia politica, conoscenze tecniche e capacità coalizionali. Occorre che l’Italia faccia sino in fondo la sua parte per dimostrarsi all’altezza di una sfida che, ben oltre l’emergenza, investe la ricostruzione e condiziona le dinamiche future del rapporto fra Stati membri ed Unione Europea, dunque il futuro socio politico del popolo europeo nel mondo.

 

 

* Avvocato esperto di diritto dell’Unione europea

giuseppebovacrispino@gmail.com

 

 

dell’autore guarda anche La risposta UE al virus. Verso il Consiglio #1 e L’accordo dell’Eurogruppo. Verso il Consiglio #2

 

 

[1] BASSANINI e DE VINCENTI, Superare lo stallo con due tranches di eurobond garantiti dagli Stati, in      htttps://www.ilsole24ore.com/art/superare-stallo-due-tranches-eurobond-garanti;

[2] Il testo della Risoluzione del Parlamento europeo del 17 aprile 2020 sull’ azione coordinata dell’ UE per lottare contro la pandemia da COVID-19 e le sue conseguenze: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2020-0054_IT;

[3] Riprendendo la proposta avanzata da Jacque Delors e la Commissione Europea da esso presieduta, BASSANINI e DE VINCENZI, cit; PESOLE, Coronavirus, perché ora gli eurobond potrebbero tornare in campo, in http:/www.ilsole24ore.com/art/coronavirus/-perché-ora-eurobond-potrebbero-tornare-campo;